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Trapianto Capelli con tecnica FUE

Trapianto Capelli con tecnica FUE

Negli ultimi anni sempre più uomini decidono di correre ai ripari non rassegnandosi più a quello che fino a ieri era l’inevitabile destino di ogni uomo ; ovvero la Calvize. Trapianto Capelli con tecnica FUE
L’età degli uomini interessati a questo tipo d’intervento oscilla tra i 20 e i 60 anni. Ciò nonostante non interessa solo l’universo maschile ma anche quello femminile che spesso ricorre al trapianto con l’obbiettivo di ridefinire la linea dei capelli che spesso dopo la menopausa subisce delle variazioni così come accade per gli uomini.

Di cosa si tratta?

Appare necessario far chiarezza su quello che è un trapianto autologo e sulla tecnica FUE che negli ultimi anni ha raggiunto una buona popolarità spesso non accompagnata da un’adeguata informazione. Informare il paziente che si approccia a questo tipo di chirurgia è  il punto di partenza per poter raggiungere un buon risultato non solo in termini di quantità e qualità ma soprattutto in termini di soddisfazione del paziente con cui è necessario pianificare un iter terapeutico individuale che rispecchi per quanto possibile le sue aspettative.

L’autotrapianto è un intervento chirurgico minimamente invasivo a cui partecipano diverse figure professionali. Infatti al medico specializzato nella chirurgia delle calvizie si affianca la figura  dell’anestesista e dell’infermiere che si occupa della conservazione e separazione delle unità follicolari. Si definisce autologo perché i capelli trapiantati sono prelevati dal paziente stesso da un’area detta area donatrice. Si svolge in anestesia locale e non necessita di anestesia generale, riducendo al minimo gli effetti legati all’anestesia e i tempi di recupero e di degenza post operatori.

Tecnica FUE: in cosa consiste esattamente?

L’acronimo sta per Estrazione di Unità Follicolari. Infatti la tecnica si basa sul prelievo di unità follicolari, che vengono successivamente impiantate sull’area di cuoio capelluto colpito da alopecia. Si compone di due momenti essenziali: fase di prelievo e fase d’innesto.

La fase di prelievo è quella che la rende innovativa rispetto alla vecchia tecnica FUT che prevedeva la resezione di una losanga di cuoio capelluto e quindi una fastidiosa cicatrice; infatti nella FUE  viene utilizzato un bisturi cavo chiamato punch che realizza un “carotaggio” attorno ad ogni singola unità follicolare risparmiando il cuoio capelluto circostante e quindi senza l’esito di alcuna cicatrice. Una volta prelevato il numero di unità follicolari opportuno si procede alla fase d’innesto in cui si ricrea o si aumenta la densità capillare presente a seconda delle esigenze del paziente con cui precedentemente si stabiliscono le aree da trattare.

La visita preoperatoria è fondamentale in quanto è in questa fase che vengono analizzati i parametri che concorrono a definire il risultato finale. Infatti tramite un esame mirato del cuoio capelluto e con l’ausilio di un dermatoscopio è possibile stimare l’entità del trapianto in base alla densità pilare dell’area donatrice (solitamente posteriore ), il numero di bulbi piliferi presenti in ogni unità follicolare ( da uno a tre ) e l’estensione dell’area da trattare. Trattandosi per la maggior parte di uomini e quindi trovandoci in presenza di Alopecia Androgenetica Maschile le aree interessate sono quella fronto-parietale e la zona del vertice, che vengono ridensificate e disegnate come si fa con la linea dei capelli che con gli anni tende a retrocedere lasciando scoperte la regione fronto-parietale.

Perché la FUE è la soluzione all’Alopecia Androgenetica (AGA)?
Trapianto Capelli con tecnica FUE
L’ AGA è una condizione che colpisce tutti gli uomini in quanto è strettamente legata a fattori ormonali oltre che infiammatori. È detta androgenetica poiché alla base della perdita della normale densità pilare vi è l’effetto inibitorio che gli ormoni esercitano sul bulbo pilifero.

Infatti la crescita dei capelli avviene attraverso un ciclo finemente regolato dal testosterone ( ormone maschile per eccellenza), in cui si susseguono fasi di crescita e involuzione fino alla caduta del capello seguita poi dalla rinascita, e da fattori genetici individuali che definiscono la sensibilità agli effetti di questo ormone e quindi la predisposizione alla AGA. L’effetto inibitorio si esprime nella riduzione del numero di unità follicolari e nell’involuzione del capello che diventa negli anni più sottile e meno pigmentato.

I capelli trapiantati non cadranno?

Per fortuna le aree del cuoio capelluto non sono sensibili al testosterone nella stessa misura. Infatti le aree più sensibili sono quelle fronto-temporali e del vertice tipiche del AGA che sia negli uomini che nelle donne inizia infatti con il classico diradamento delle cosiddette “ stempiature ” tanto odiate dal sesso maschile.

Le aree che invece non risentono degli effetti ormonali sono quelle occipitali posteriori che sono costituzionalmente insensibili al testosterone configurandosi così come aree donatrici per eccellenza. Ecco perché una volta prelevati dalla zona posteriore e trasferiti nelle aree carenti non subiranno  il destino dei capelli precedentemente presenti in tali aree.

Cosa succede dopo l’intervento?

Questa è la domanda più frequente e richiede una risposta dettagliata , infatti la fase post operatoria è altrettanto fondamentale per la riuscita dell’intervento e necessita della totale collaborazione del paziente che quindi va preparato e informato sulla gestione post operatoria.

La regola fondamentale da seguire è l’accortezza nella manipolazione dell’area trattata. Infatti finito l’intervento che solitamente ha una durata di cinque-sei ore il paziente andrà a casa e dovrà fare lo shampoo soltanto a partire dal terzo giorno fino alla totale caduta delle crosticine che si formano nei punti d’innesto, che solitamente avviene in 2 settimane. Uniche norme a cui attenersi : non fare sforzi per i primi giorni e dormire in posizione tale che non comprometta le aree trattate.

I risultati?

I tempi per valutare il risultato finale sono variabili oscillando tra sei mesi e un anno in quanto ogni paziente ha tempi di ricrescita individuali in base alla fase del ciclo pilare in cui si trovano le unità follicolari nel momento del prelievo che fanno si che non si possa stabilire esattamente quando terminerà la fase di ricrescita di tutti gli innesti.

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dott. Maurizio OTTI, Specialista in Chirurgia Generale, Chirurgia e Medicina Estetica

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